Storia

La Villa ha radici antiche, importanti interventi di innovazione, una bella storia che si intreccia a quella delle famiglie, che qui hanno avuto la loro dimora o trascorso la villeggiatura. Prende il nome dalla famiglia Raggio che, in realtà, la acquista solamente nel 1899. E’ proprio Armando Raggio ad affidare all’architetto Riccardo Haupt l’incarico di ristrutturarla. Un intervento che modifica profondamente l’aspetto e la struttura della Villa e che cronache dell’epoca - raccolte nel volume “Genova nuova”, Bacigalupi 1902 – descrivono con entusiasmo: uno scalone d’onore maestoso a pianta circolare, l’ampliamento dei volumi e il bow-window, e tutte le comodità degli “impianti moderni” (ascensori, caloriferi, servizi).

La storia della Villa ha origine monastica, probabilmente di epoca medievale. Nel 1700 è un oratorio, lo testimonia la lapide di marmo nell’atrio datata 1722. Diventa residenza di villeggiatura agli inizi del 1800 con la famiglia De Franchi, che ne è proprietaria e la ristruttura inserendo l’avancorpo di gusto neoclassico nella parte centrale della facciata e sistemando il Parco. Nel 1825 appartiene ai Padri Domenicani di Santa Maria di Castello, nel 1827 passa al marchese Antonio Brignole Sale e alla sua consorte Artemisia Negrone. Dalla figlia Luigia al marito, il duca Ludovico Melzi d’Eril, e da lui alla seconda moglie, la contessa Josephine Barbò Melzi d’Eril che la vende al marchese Alessandro Pallavicino de Grimaldi. Scomparso nel 1898, gli eredi vendono al commendatore Armando Raggio.

Armando Raggio, armatore e industriale, affida all’architetto Riccardo Haupt l’incarico per i lavori di ristrutturazione (approvati con decreto del sindaco in data 22 febbraio 1899). Il progetto di Haupt trasforma radicalmente la Villa, ne amplia i volumi, inserisce il bow-window al piano terra con accesso diretto sul Parco e realizza il maestoso scalone dell’entrata a pianta circolare. E’ in questa occasione che la Villa viene dotata di impianti moderni come l’ascensore, i caloriferi e i servizi igienici, e che il Parco assume l’attuale conformazione con la creazione dell’ampio giardino all’inglese, la disposizione dei viali e della vasca decorativa e l’introduzione di palme, camelie e piante ornamentali. Le innovazioni riguardano anche la scelta dei materiali: per decorare le facciate sono utilizzati intonaco e pietra artificiale, all’epoca appena introdotti nel campo delle costruzioni. L’intervento progettato da Haupt viene completato nell’arco di cinque anni. L’ingegnere che coordina i lavori è Giuseppe Tallero, figura professionale di spicco a Genova a quei tempi.

I telamoni che ornano il portale meridionale così come le altre decorazioni in pietra di Finale sono state realizzate dallo scultore Gigi Orengo, alla decorazione pittorica delle sale lavorano tra gli altri Luigi Morgari, Luigi De Servi e Cesare Viazzi. La realizzazione dello scalone d’onore si deve alla ditta del Cav. G. Novi. I pavimenti sono opera del Sig. Figallo, mentre i mosaici alla veneziana sono di Luigi Oneto. La fornitura delle pietra di Finale è dovuta alla ditta Giuseppe Finocchio di Borgio Verezzi, mentre i manufatti di ferro battuto sono opera delle ditte Fratelli Giurfa di Nervi e F. Villa di Milano.

La storia recente è piuttosto travagliata: dal 1936 al 1963 diventa sede del liceo musicale “Nicolò Paganini”, poi passa di proprietà agli ospedali riuniti “Carlo Riberti – Camillo Poli” e viene provvisoriamente sistemata ad ospedale ortopedico e poi a laboratorio di analisi della XIII U.S.L., fino al totale abbandono degli ultimi anni. L’adeguamento della struttura a presidio sanitario ne compromette fortemente intere sezioni: strati di linoleum sui pavimenti antichi, pareti in cartongesso adagiate su graniglie policrome di pregio, deturpazione di soffitti e pareti decorati ad affresco, inserimento di impianti idraulici ed elettrici, scarsa manutenzione del Parco e delle facciate esterne.